Vineyards

Vineyards2019-07-09T16:13:43+00:00

AGLIANICO

L’Aglianico è il vitigno a bacca nera più diffuso nel Sannio Beneventano. Identifica perfettamente la vitivinicoltura sannita, essendo da secoli coltivato nelle aree a maggiore vocazione della provincia, dove si è adattato in maniera perfetta ai diversi ambienti collinari.
La coltivazione secolare del vitigno ha selezionato l’Aglianico biotipo Amaro, da cui si ottengono alcuni dei vini sanniti più affermati e prestigiosi, primo fra tutti l’Aglianico del Taburno D.O.C.G. nelle tipologie rosso, rosato (l’unico rosato a D.O.C.G. italiano) e riserva, prodotto in 13 comuni sanniti.
Ma oltre all’areale del Taburno, l’Aglianico rappresenta il vitigno principe di alcune produzioni enologiche di notevole pregio, come il Sannio D.O.C. e nelle sottozone Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Guardiolo.
Vitigno robusto, di discreta fertilità delle gemme e abbondante produzione. Si adatta bene all’allevamento a spalliera ed ai diversi portinnesti. Può presentare casi di acinellatura verde del grappolo, mentre ha una buona resistenza alla Botrytis, meno all’oidio. I livelli zuccherino ed acidico del mosto alla vendemmia, che avviene tra la prima e la terza decade di ottobre sono abbastanza elevati.
Il profilo sensoriale del vino da uve Aglianico, presenta un colore rosso rubino intenso e vivace, che tende al granato con l’invecchiamento. Il profumo è fine, complesso con note fruttate di mora, prugna, note floreali di violetta, note speziate di liquirizia, chiodi di garofano e pepe nero. Al gusto è secco, tannico e di buona struttura e persistenza. È un vino importante, che si accompagna a pietanze strutturate, a carni rosse e formaggi stagionati non piccanti, ma è anche un ottimo vino da meditazione.

FALANGHINA

La storia secolare di questo vitigno a bacca bianca, oggi si ritrova nella base ampelografica dei vini a DO più pregiati del Sannio. L’etimologia del suo nome si pensa derivi dal termine «falanga», palo utilizzato per appoggiare ceppi di vite, che rappresenta la linea di confine tra la viticoltura greca e quella latina (Murolo). La sua riscoperta e successiva diffusione in provincia di Benevento, inizia negli anni settanta nella zona di Sant’Agata dei Goti. Una delle migliori qualità di questa uva è che, qualunque sia la zona dove viene coltivata, il vino che ne deriva conserva intatte le sue caratteristiche organolettiche. Inoltre è un vino di successo perché riesce ad esprimersi in maniera pregevole, anche attraverso la versione spumante e la versione passito dolce
La Falanghina rappresenta il vitigno principe della DOC Falanghina del Sannio, anche nelle sottozone Taburno, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Guardiolo, e nelle tipologie tranquillo, vendemmia tardiva, spumante di qualità e passito dolce.
Ha foglia media o piccola, cuneiforme; grappolo lungo o medio, di media grandezza e compatto, cilindrico o conico, con un’ala corta; acino medio, sferoide, regolare; buccia spessa e consistente, di colore grigi-giallastro, con buona presenza di pruina. La vigoria è buona e produttività media e costante; matura nella seconda metà di settembre. La Falanghina si adatta a diversi tipi di terreni, anche fertili, ma la qualità viene esaltata nelle zone collinari e predilige climi caldi e asciutti. Si avvantaggia notevolmente delle forme di allevamento a portamento verticale, in particolare del Guyot. È abbastanza resistente allo iodio e alla botrite ma piuttosto sensibile alla peronospora soprattutto sulle foglie.
Il profilo sensoriale del vino da uve Falanghina, presenta un colore giallo paglierino con riflessi dorati. Il profumo è fine molto intenso e persistente, dominato da note fruttate, di mela e frutti esotici, note floreali di ginestra, biancospino. Al gusto è un vino piacevole e fresco di acidità, che si accompagna a pietanze a base di pasta o riso in salsa bianca o con pesce, minestre di verdure, carni bianche, formaggi a pasta filata freschi e non molto stagionati, la versione spumante su risotti e da tutto pasto, la tipologia passito, su dolci a pasta lievitata con crema gialla e sulle crostate di frutta gialla.
“è il vino ideale per la verace pizza napoletana STG” (Pizza&Falanghina)
La falanghina in Campania rappresenta oggi il più diffuso vitigno a bacca bianca, autorizzato e presente in quasi tutte le DO e IGP della regione, ma non solo.
La sua distribuzione in Campania è di circa 3000 ettari ( 15% dell’intera superficie regionale) ed è presente in tutte le cinque province campane, con Benevento che ha una superficie di 2261 ettari (circa l’80% dell’intera superficie regionale dedicata al vitigno falanghina).
Significativo è l’incremento di superfici vitate degli ultimi tre anni, a riprova che si tratta di una cultivar che riscuote sempre più successo per la sua versatilità produttiva, infiuenzata anche dalle tendenze del mercato nazionale ed internazionale sul consumo di questa tipologia di vino: nell’ ultimo triennio sono state presentate 1540 domande per 1659 ettari (oltre il 50% delle domande e quindi della superficie, riguarda la provincia di Benevento).

CODA DI VOLPE

La prima citazione della Coda di Volpe risale alla seconda metà dell’ottocento, quando Froio la include tra le varietà coltivate in Campania. La Coda di volpe è un vitigno a bacca bianca, tipicamente campano, diffuso solo in ambito regionale. Presente soprattutto in provincia di Benevento, è coltivata in tutte le province della Campania, dove figura tra le varietà raccomandate. La Coda di Volpe, prende il nome dalla forma tipica del grappolo che richiama la coda della Volpe. Come vitigno vinificato in purezza, dà origine all’omonima tipologia monovitigno nell’ambito dei vini a DO Sannio e nelle sottozone Taburno, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Guardiolo.
Vitigno non molto vigoroso, si adatta a potature corte e forme a spalliera, ha una bassa fertilità delle gemme e produzione non molto costante. Presenta una certa compattezza del grappolo ed è sensibile alle condizioni climatiche in fioritura. Resistente abbastanza bene alla Botrytis, meno alla peronospora. Si adatta a diverse tipologie d’innesto. L’epoca di maturazione è mediamente verso la prima metà d’ottobre. Il livello di zuccheri alla vendemmia è abbastanza elevato, mentre l’acidità totale è piuttosto bassa.
Il profilo sensoriale del vino da uve Coda di Volpe, presenta un colore giallo paglierino con rifiessi dorati. Il profumo è gradevole, dominato da note fruttate di pera, fioreali di ?ori gialli e sentori minerali. Al gusto è un vino sapido e suficientemente fresco di acidità, che si accompagna a pietanze a base di pasta o riso in salsa bianca o con verdure, ma anche minestre di verdure, carni bianche (pollo), formaggi non molto stagionati.

FIANO DEL SANNIO

La presenza del Fiano in Campania sembra molto antica, come dimostrato da numerosi studi e dal fiorire di molteplici ipotesi circa l’etimologia del suo nome. Infatti, secondo alcuni autori il termine “Fiano” deriverebbe dalle antiche uve “apiane”, citate da Columella e Plinio; secondo Murolo il termine deriva dalla regione greca “Apia” o “Peloponneso”, da cui sarebbero venuti i coloni pelasgici insediatisi in Italia meridionale. Negli anni recenti, il Fiano ha trovato la sua valorizzazione e diffusione nel Sannio, dove rientra nella composizione ampelografia del vino DOC Sannio, la cui DOC si differenzia nelle produzione delle 4 sottozone Taburno, Sant’Agata dei Goti, Guardiolo, Solopaca. Il vino Fiano è uno dei pochi vini italiani meritevoli i invecchiamento.
Vitigno di grande vigore, si adatta a forme contenute di allevamento se innestato su portainnesto di scarso sviluppo. Presenta una buona fertilità delle gemme ed una produzione non eccessiva, per il basso peso del grappolo. Si adatta a terreni non molto fertili, predilige terreni collinari e climi caldi e asciutti. La forma di allevamento più diffusa è a portamento verticale tipo Guyot. Per la buccia spessa dell’acino ha buona resistenza alla Botrite, nonostante l’epoca di raccolta sia abbastanza tardiva: prima quindicina di ottobre, fine settembre nelle zone più calde. Può raggiungere alla maturazione alta gradazione zuccherina ed anche elevata acidità totale.
Il profilo sensoriale del vino da uve Fiano è caratterizzato da un colore giallo paglierino tenue. Il profumo è persistente fioreale con sensazione di pesca bianca, frutta esotica, nocciola. Al gusto è un vino strutturato e con buona acidità, che tradizionalmente si accompagna a piatti a base di pesce e crostacei, carni bianche e risotti, piatti a base di verdure.